I dolci ligth (dedicato alla mia portaerei )

E’ tutto il pomeriggio che ci ridiamo a studio e siccome l’atmosfera da queste parti è sempre piuttosto straziante condividiamo anche un po’ di cazzeggio. Nell’attuale semitragica situazione finanziaria in cui mi sono improvvisamente ritrovata, la mia prima reazione è stata di rispolverare un vecchio progetto che avevamo iniziato io e il condottiero e che è stato bruscamente accantonato per la sua malattia, organizzare catering per le feste dei bambini (ricchi). Nel frattempo una mia amica ha aperto un catering serio e quando io le ho proposto di aggiungere questa branca ha aderito entusiasticamente e per farla breve la settimana prossima abbiamo la prima festa da organizzare: io che, come si dice da noi, non riesco a tenermi un cecio in bocca da settimane ne parlo a chiunque dia anche lontanamente segno di starmi a sentire, e qui a studio ho sfranto i maroni a tutti con le mie ricette per dolci, merendine, pizzette, torte decorate e altre robe delle quali (essendo io l’unica madre del gruppo) non frega una ceppa a nessuno, ma siccome sono tutti molto gentili e premurosi ,pur di farmi distrarre si sorbettano descrizioni accurate di ingredienti ,discettazioni colte sui diversi tipi di zucchero e di farine, anatemi contro il lievito di birra e carmi in lode della pasta madre, una in particolare che prima di essermi collega è una mia amica e che per brevità chiameremo Santanna (e anche l’unica dei miei amici romani che mi legge) si è spinta oltre e mi ha incautamente chiesto la ricetta per fare la crostata senza burro.
Partiamo da dei semplici dogmatici assunti iniziali
1) i dolci ligth non esistono.
2) le cose molto buone fanno:
a) male
b) ingrassare
c) entrambe le cose
Una volta enunciati questi due principi cardine possiamo entrare nel merito della questione.
la mia ricetta per una frolla senza burro prevede la panna e l’olio di mais al posto del burro, l’uso della farina di mandorle in aggiunta a quella 00, l’uso dello zucchero di canna chiaro e di quello integrale passati al pestello al posto dello zucchero a velo.
Nell’interpretazione di Santanna la panna è diventata yogurt bianco magro, l’olio è diventato d’oliva, la farina di mandorle è sparita quella 00 è diventata 0 e allo zucchero di canna è stata aggiunta la stevia in breve la crostata è diventata una pizza (di fango del Camerun).
Va detto in onore della cuoca che ha subito ammesso che la crostata le era venuta uno schifo ma questo non l’ha salvata da un pomeriggio di prese per il culo. E questo mi da il la per porre un quesito ma perché ci si accanisce a voler rielaborare le ricette della tradizione (una tradizione che partendo dalla cena Trimalchionis per finire col Gattopardo si basa sull’uso di condimenti unti e bisunti ,strutto burro olio) per farle diventare ligth? Mangiamoci insalatine carote e legumi tutti i giorni e poi una tantum un bel pasticcio di maccheroni, lasagna, crostata, profiterol, panettone, sacher, cassata e chi più ne ha più ne metta che la vita è un mozzico…

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