Capire tu non puoi

I bicchierini della staffa, gli aperitivi, le parmigiane di Nonna Speranza, i “mamma ci prendiamo un gelato”, risultato ieri vado a comprare un paio di jeans nuovi in attesa di rientrare nei vecchi.
ne prendo un paio blu neri (che sfinano) manco devo fare l’orlo che hanno reinserito le taglie per gnome.Vado alla cassa tutta contenta, ignara che oggi sarebbero stati in promozione a venticinque euro in meno, e la commessa mi fa “Signora se vuole si possono personalizzare” .”Prego?” ” se vuole da oggi e per tutto il mese il nostro sarto li può strappare o scartavetrare o passare alla pietra pomice insomma farli diventare una chiavica ed è del tutto gratuito!”.Giuro che è successo e io ho risposto “Grazie, magari ci penso”.

E guidare a fari spenti nella notte

Fine settimana di sbattimento termonucleare a causa di generici sensi di colpa, alimentati da Nonna Speranza che quando io sto male sta peggio, e da una non ben chiara sindrome da padre separato che periodicamente mi porta a trasformarmi in scendiletto e prodigarmi in tutti i modi per far divertire i bambini, e quindi via di inviti a amichetti, feste, piscine gonfiabili,ecc. Finchè ieri pomeriggio di ritorno da una festa al parco (35 gradi all’ombra) con la mia Punto del comune di Roma e il sole del crepuscolo pontino direttamente nella retina, distratta dall’ennesimo difficilissimo quesito esistenziale ontologico di Ciondolino poco c’è mancato che stirassi una vecchina. Ho inchiodato spalmando entrambi i bambini nei tappetini della punto e lei serafica ,miracolosamente incolume ha continuato ad attraversare ignara di aver appena rischiato la vita.Il che mi ha ricordato questo.
 

Della cattiveria

Dall’alto della mia attuale posizione di catalizzatore e rielaboratore di rogne mi autoproclamo saggio della montagna e rilancio il post precedente facendovi partecipi della mia personale definizione della cattiveria.
Non ho intenzione di parlare di Strafe e Cipresso, non sono cattivi, sono sociopatici e depressi.
non ho intenzione di parlare di Nonnodimerda, non è cattivo, Mengele non era cattivo era il male.Non ho neanche voglia di accanirmi sulle mamme psicotiche, alcune conducono esistenze che io stessa non invidio senza neppure le mie motivazioni, altre più semplicemente sono cretine (sulla cretineria o cretinaggine ci faremo un post a parte).
La cattiveria , nella mia mente, è quell’attitudine sociale che fa si che di fronte alla scelta tra fare una cosa utile e gentile tu ne faccia una inutile e scortese, e che questa scelta ti venga naturale.Illustrerò dunque questa definizione di rara profondità psicologica con degli esempi.
1) quelli che negli autobus si siedono sul posto dei disabili e ci restano inchiodati, ma anche quelli che di due posti affiancati scelgono quello esterno e poi si immergono in qualche attività talmente impegnativa da impedirgli di accorgersi che altri vorrebbero sedersi, e poi scendono al capolinea.
2)Abito a Roma da sempre e in tutta la mia vita non ho MAI visto mettere una multa per eccesso di velocità e qui pure le vecchiette vanno a ottanta all’ora nel centro storico, ma stamane ho visto una pattuglia di vigili e ausiliari del traffico fare una strage di multe alle macchine parcheggiate male davanti a una materna in un quartiere semipopolare durante l’ora di ingresso dei bambini.
3)il condottiero era in sala Tac, verso la fine io SOLA in sala d’attesa mi concedo un pianto, non gemiti e ululati ma lacrime, esce un medico mi guarda e fa “si dia un contegno”.

Ho incredibilmente finito, questo da una parte mi solleva e dall’altra mi fa pensare che sto perdendo la memoria, aggiungo solo un ultimo episodio di cattiveria, per altro involontaria e parzialmente autolesionista, l’ultima recentissima recita di Ciondolino esordiva così -“Nel lontano millenovecentosessantotto….”
Tocca a voi.

E comunque….

Questa la devo raccontare con le dovute premesse.
Allora premesso che:
Io sotto stress mi gonfio come una mongolfiera,
Da quando sono rientrata al lavoro non mi trucco, porto sempre gli occhiali,spesso non mi pettino per farla breve sono un cesso.
Da quando Ciondolino ha ricominciato la scuola mi metto la prima cosa che trovo purchè sia larga, lunga e più possibile vicina a un burqua (?).
L’altro attore della storia è una tipa , peraltro molto gentile, che normalmente definirei non molto sveglia ma nell’attuale stato di incarognimento è più giusto definire lo scemo del villaggio del mio studio.
Fine delle premesse.
Io e la tipa di cui sopra ci incontriamo davanti al bagno diciamo nell’antibagno delle femmine, zona che nel mio studio governato da tre omacci poco attenti alle robe da femmine ospita anche il plotter il frigo e la macchina del caffè, per dire la privacy.
Lei malgrado fosse al corrente della nostra situazione, del fatto che il condottiero si sia sparato un anno e mezzo di chemio,e non ultimo, del fatto che io abbia oramai 44 anni, mi guarda e mi fa ” Non sarai mica incinta?” .
Mi sono limitata a mandarla a cagare, ma l’avrei menata volentieri.