Memoria selettiva

Oggi un anno fa,non c’era più nulla da fare ce lo stava dicendo in maniera sibillina l’ultimo super chirurgo, me lo disse in maniera molto più esplicita e addolorata il primario di oncologia del Rizzoli mi ricordo ogni dettaglio di tutte le sale di attesa,di tutti i reparti di tutti gli ospedali di ogni città che abbiamo girato. Io che non ero mai stata a Bologna oggi potrei percorrere ad occhi chiusi il tragitto dalla stazione ,all’albergo, al Rizzoli, al S.Orsola. Sono in grado di descrivere ogni stanza di ogni ospedale in cui è stato il condottiero, ricordo le facce di ogni infermiera, di tutti i dottori, i loro nomi, ricordo ogni pasto in ogni bar d’ospedale.
Non riesco a ricordarmi così bene nessun altro momento della nostra vita, la nascita dei bambini, il giorno che siamo andati a vivere insieme, le nostre vacanze, non ricordo niente così nitidamente tranne gli stramaledetti ospedali.Ci sarà sicuramente una spiegazione psicologica ma francamente me ne frego, voglio indietro i miei bei ricordi.

Il lutto ai tempi dei social network

Ricevo una telefonata dalla ziadimilano del condottiero, parliamo del più e del meno, come stai, che fanno i bambini ,quando vai in ferie.
Terminate le chiacchiere standard, mi fa a bruciapelo ,che le circonlocuzioni non sono esattamente il suo forte, “ma lo sai che sulla pagina facebook del condottiero continuano a scrivere frasi bellissime ogni mese i suoi amici ? e anche io ogni tanto le leggo e mi sento meglio e pure nonna bambina, e insomma che bello mantenere vivo il suo ricordo su facebook è un pò come andare al cimitero. ”
No non lo sapevo, o meglio lo immaginavo ma avendo in orrore i cimiteri reali, il virtuale anche no grazie…ma poi, vuoi la curiosità, vuoi beviamo l’amaro calice, sono andata a guardare.
E eccomi qui depressa e incazzata,perché ho passato con il condottiero tutti i giorni della nostra vita negli ultimi diciotto anni e TUTTI quelli che postano commenti strazianti su facebook , fatte salve la ziadiMilano,nonnabambina ,lasorellinaDSM-IV e pure su di loro ce ne sarebbe da dire, io non li ho MAI visti , ma MAI.
Dove cazzo eravate? E soprattutto dove cazzo siete? Se non lo avete visto, se non ci avete parlato, se non conoscete me, se non conoscete i suoi figli, chi è che vi manca? ma vaffanculo…..
Mi vado a fare una camomilla.

Quello che il Condottiero mi ha detto (detto da un altro)

Durante la malattia del Condottiero, soprattutto all’inizio nelle interminabili notti insonni alla ricerca di notizie, ospedali, cure e informazioni mi sono imbattuta in “oltreilcancro” che molti di voi già conoscono e che ,per chi non lo sa, raccoglie i post di vari cancer blogger e promuove la “blogterapia” di cui ,come oramai sarà evidente visti gli argomenti trattati nei miei post, sono un’accanita sostenitrice.

Per scoramento ,pigrizia ,paura di altre cattive notizie di persone per le quali dopo due anni nutro un certo affetto oltre ad una sconfinata ammirazione non ci sono più tornata da quando è morto il Condottiero.

L’ho fatto oggi e ci ho trovato un messaggio che avrebbe potuto scrivere lui perché il suo comportamento ,soprattutto negli ultimi mesi era quello che lo scrivente incita i malati ad assumere nei confronti di chi è lì e li ama e cerca di assisterli. Personalmente sono stata sostenuta e consolata dal Condottiero sin dall’inizio, e non sempre per lui è stato facile anche perché non sono mai riuscita a vederlo come “malato”, come ho già detto non siamo quello che ci capita anche se quello che ci capita diventa parte di noi. Comunque leggere questo post (http://oltreilcancro.it/2013/12/17/riflessione/) mi ha confortata e quindi lo condivido con voi e ringrazio chi l’ha scritto.

Sui Fioretti e le mortificazioni

Mia mamma ha ripreso a fumare, a settantadue anni dopo quarantaquattro che aveva smesso, di colpo da due pacchetti di malboro rosse al giorno. A sua madre ,quella che era appena diventata la mia nonna,era stato appena diagnosticato un cancro alle ovaie,diffuso,inoperabile,sei mesi al massimo. Aveva cinquantaquattro anni.
Mio nonno, che era un bravissimo medico, decise di non dirle nulla, mia madre di smettere di fumare. Mia nonna è morta ad aprile dello scorso fottuto anno a novantasette anni dopo avermi fatto da seconda madre, aver visto entrambi i miei figli,aver visto i suoi figli diventare a loro volta nonni, ma anche dopo aver visto morire suo marito, tutti i suoi fratelli, mio padre che la chiamava mamma ( e non perchè siamo terroni).
Quando il condottiero si ė ammalato a poco a poco ho cominciato a ” mercanteggiare” con Lo sceneggiatore.
Ho cominciato con le cose più sceme, non guardare più ” un posto al Sole” ( smettere di fumare me l’ero già giocata in una precedente occasione). Non comprare più Linus.Cazzate.
Poi ho alzato il tiro, sono sempre stata una discreta bevitrice vengo da una famiglia di produttori di vino ( discutibilmente buono) e di colpo ho smesso, definitivamente, sembra una cosa scema anche questa e lo sarebbe se avesse senso, ma mangiare una tagliata bevendoci su l’ acqua o peggio la coca zero è una discreta punizione.
Con l’aggravarsi della malattia la posta si è ulteriormente alzata: ho un’unica vera passione,oltre la lettura che però più che una passione è una necessità vitale, la vela. Ho conosciuto il condottiero a Caprera, ho navigato per quasi tutto il Mediterraneo, ho portato Ciondolino in barca che non aveva ancora tre anni. Non metterò mai più piede su una barca a vela.
Ok non leggerò mai più!
Che altro? L’ultima cosa che mi potevo togliere era il condottiero, ok fallo guarire e innamorare della dottoressa figa del Rizzoli,o dell’infermiera. Che delirio eh? Alla fine il condottiero mi ha sgamata e mi ha fatto promettere che non l’avrei più fatto perchè smettere di godere delle cose che mi piacevano non l’ avrebbe salvato così come non è stato il fioretto di mia mamma a salvare mia nonna.

Quando c’è vento fatti (una) canna

foto

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.(cit.Wikipedia)
Ogni giorno penso ce la faremo, ogni sera mi dico che non ce la faccio, non ce la farò non si possono crescere due figli da sola, non si può delegare, non si può non decidere, non si può più dare la colpa a qualcun altro, non si può sbagliare.
Poi mi tranquillizzo: sono circondata da persone che mi vogliono bene, che mi stanno dimostrando affetto, I bambini sono meravigliosi, sono sereni non sarà difficile crescerli, non sono i primi.
Ogni giorno mi chiedo chi sono: la mamma che pensa solo ai propri figli, la donna che ha perso l’unico uomo che abbia mai amato, quella che deve lavorare e che si deve reinventare un modo di tirare il carretto senza dipendere dagli altri, la strega che vuole strappare i nipotini agli affezionatissimi nonni paterni.
Quando il condottiero ha fatto 40 anni gli ho regalato quest’anello.