Si fa per dire

A volte è semplicemente questione di sfiga.

Sfiga ha voluto che nello stesso giorno in cui tornavo con Ciondolino dai monti marchigiani, dovessi arrivare in un’ isola, quindi macchina su salaria, treno, aliscafo.

Sfiga ha voluto che Ciondolino si sia voluto sedere in aliscafo davanti al vetratone panoramico nelle file centrali e io ,che ancora non riuscivo a credere di avere azzeccato tutte le coincidenze, lo abbia assecondato invece di farlo sedere nelle più isolate file laterali.

Sfiga ha voluto che accanto a me ci fosse una coppia di fidanzatini in vacanza,carucci,lei un filo nevrotico-assertiva (“vero?” “ho ragione?” sei d’accordo?”) lui un filo già smaronato ( stavo a legge’ l’ultimo di Carofiglio ma vabbè parliamo).

Sfiga ha voluto che dopo aver parlato genericamente di preparativi di nozze, di quella scassaminchia di tua sorella, per non parlare di tuo padre. Si siano messi a parlare di un’amica (? seguivo distrattamente con un orecchio loro e con l’altro una lezione di Ciondolino sugli invertebrati marini) che aveva fatto un figlio con uno che l’aveva lasciata e che poi si erano ripresi ma già rilasciati e lui se n’era andato definitivamente e d’altraparte che pretendi lei ha perso il padre che era piccola e,si sa, quelli che crescono senza padre hanno delle tare mentali mostruose,non se ripigliano più, lei infatti la da in giro come se non fosse sua.

E a questo punto “Scusate ragazzi potete cambiare discorso che mio figlio qui ha appena perso il padre? E anche se ora è distratto non vorrei che vi sentisse.”

Lei è sbiancata e lui aveva l’aria di stare per piangere, mi è dispiaciuto per loro.

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E guidare a fari spenti nella notte

Fine settimana di sbattimento termonucleare a causa di generici sensi di colpa, alimentati da Nonna Speranza che quando io sto male sta peggio, e da una non ben chiara sindrome da padre separato che periodicamente mi porta a trasformarmi in scendiletto e prodigarmi in tutti i modi per far divertire i bambini, e quindi via di inviti a amichetti, feste, piscine gonfiabili,ecc. Finchè ieri pomeriggio di ritorno da una festa al parco (35 gradi all’ombra) con la mia Punto del comune di Roma e il sole del crepuscolo pontino direttamente nella retina, distratta dall’ennesimo difficilissimo quesito esistenziale ontologico di Ciondolino poco c’è mancato che stirassi una vecchina. Ho inchiodato spalmando entrambi i bambini nei tappetini della punto e lei serafica ,miracolosamente incolume ha continuato ad attraversare ignara di aver appena rischiato la vita.Il che mi ha ricordato questo.
 

Per dirla tutta

Mi è capitata una cosa che nella vita precedente avrei considerato una coincidenza assurda persino un po’ paranormale ma che negli ultimi tempi ho imparato a riconoscere come una delle meravigliose “stranezze” che fanno parte della mia vita (chissà quante me ne sono sfuggite o ho deliberatamente ignorato, troppo presa a guardare il mio orticello).
Va fatta una premessa. Quello che scrivo in questo blog rappresenta una parte di me in un periodo della mia vita, forse qualcuno che mi conosce, se mi leggesse, potrebbe confermare che quanto scrivo è abbastanza simile a come sono adesso, ma io non sono solo così.
Ho parecchi lati meno edificanti, sono spietata con chi giudico poco intelligente, sono parecchio aggressiva con chi si azzarda a mettermi in discussione come madre, e a volte mi chiedo se alla fine mi sarei comportata tanto diversamente da mio fratello se i ruoli si fossero invertiti. Uno degli episodi della mia vita di cui più mi vergogno risale a circa 15 anni fa, ero fresca di laurea ma lavoravo da 5 anni come disegnatrice per una “prestigiosa” enciclopedia d’arte, questo lavoro me ne aveva portato un altro fighissimo e pagatissimo per un museo, per farla breve mi sentivo ‘sto cazzo. In questa elegante disposizione di spirito mi trovai a collaborare con i miei ex colleghi dell’enciclopedia per un ulteriore lavoro per il museo. Erano tutti molto più grandi di me ed il lavoro doveva essere fatto al computer, io ero una giovane scheggia, loro (che avevano più o meno la mia età attuale) completamente incapaci ma molto motivati dal fatto che il lavoro era ben pagato e “tenevano famiglia”; uno di loro, il più “vecchio”, si dava da fare con commovente entusiasmo, scarsissimi risultati e conseguente mio intervento riparatore. Giunti a circa metà del lavoro il più piccolo dei suoi tre figli, tre anni, si ammalò di leucemia.
Vorrei raccontare che lo aiutai nel lavoro, che fui sollecita e interessata ma la realtà è che semplicemente me ne fregai, a volte ero anche infastidita dai suoi errori (fortunatamente non se ne accorse).Come ho già scritto sono passati tanti anni, il bambino è guarito e sta bene, il lavoro è stato consegnato, tutto è bene quel che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta. Ma…
Io nel frattempo ho avuto Ciondolino e Casimira, già questo mi ha permesso di intuire quanto possa essere stato disperato il mio collega. Poi si è ammalato il condottiero e il suo calvario è stato aggravato dalla presenza di tanti bambini ,anche più malconci di lui, con accanto genitori nei quali era praticamente impossibile non immedesimarsi. E chi ha sentito piangere di questo tipo di dolore un bambino non se lo scorda più. A questo punto l’idea di scusarmi per essere stata così deficiente stupidamente superficiale è diventata pressante, ma come? Non ci vediamo da anni, non abbiamo amici in comune, non lavora più nel suo vecchio studio e ,non ultimo, io sono strapresa dai miei cazzi (ancora una volta), non ho tempo, e poi che gli dico?
E ecco che stamattina l’ho incontrato, per strada, a Roma, mentre accompagnavo Ciondolino a scuola, ci siamo abbracciati, ci ha accompagnato per un tratto, non mi sono gettata ai suoi piedi per chiedergli scusa ma ho avuto la sicurezza che se lo avessi fatto mi avrebbe risposto “e di che?”.