‘Sciao giovinezza

Corro il rischio di farmi dire che ho trasformato il blog nello spin off della pagina dei necrologi del Messaggero. Ieri è morto David Bowie, il primo amore platonico della mia vita, l’uomo su cui ho tarato il mio ideale di bellezza maschile, con grande scorno di mia nonna (“guarda che è ricchione) e di mia mamma (“sembra Dracula”). Sulle note di “Heroes” ho fumato la prima canna con l’allora “migliore amica” sentendoci molto Christiana F. con le nostre unghie nere, le creste, i mezzi guanti e poi ci siamo andate a vedere Lady Oscar. Sulle note di “Wild is the wind” ho pianto ettolitri di lacrime per la prima cotta senza speranza (che dopo dieci anni è stata poi la più veloce storia d’amore della mia carriera di femme fatale e ora è una gran bella amicizia). Ballo e canto ancora come una scema ogni volta che mi capita di sentire “Changes” ,ho visto una decina di volte “Merry Christmas Mr.Lawrence” cosa che mi ha permesso di citare Ryūichi Sakamoto (totalmente a culo) ad una cena di musicofili giapponesofili folli e rimediare il lavoro più fico della mia vita. Devo molto divertimento al Duca e molto “spleen”e se mai dovessi farvi una compilation da sentire quando il tipo/a vi ha mollate/i il titolo sarebbe “datte ‘na chiodata” e la prima canzone sarebbe questa:

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Lunedì Film- Sabato,Domenica e Lunedì

Esco dalla “fatigue” che mi si è appollaiata sulle spalle per parlare di un film della Wertmuller nato per la televisione,poi riadattato per il cinema che malgrado l’eccezionalità del cast (Luca de Filippo, Sofia Loren, Pupella Maggio, Luciano de Crescenzo per citare solo quelli che mi ricordo) non arriva a rappresentare pienamente il testo di Eduardo. Che è bellissimo.

La storia si dipana in tre giorni ( i tre atti), il sabato è il giorno della preparazione del ragù, ed il primo atto della commedia durante il quale tutti i nodi del dramma vengono esposti, la domenica che è il giorno di festa dove esplode la tragedia e il lunedì in cui il ragù si mangia ripassato in cui tutto viene risolto. E’,mi ripeto, una storia molto bella sulle incomprensioni che possono scaturire tra due persone “abituate” ad amarsi,che credono di non essere più amate.Sulle persone anziane che temono di essere diventate ingombranti, sulle persone che temono che una scelta “controcorrente” possa ferire principalmente chi ci ama. Sui figli che hanno bisogno ,per staccarsi dai genitori, che questi li lascino andare.

Avrei consigliato più volentieri la lettura del testo ma mi serviva una scusa per salutare Luca de Filippo.