Qualcuno a cui dirlo

All’inizio erano blog di mamme e di pediatria c’era quella che ti spiegava passo passo come farti una fascia porta bebè, quella che postava ricette di pappe per lo svezzamento, la mamma pediatra che ti spiegava come misurare la temperatura ,ma anche la mamma diventata tale “a sorpresa” a un’età in cui io mi troncavo di canne, la mamma giornalista con una vita infernale, la mamma biosinestetica con i figli arcobaleno.
Poi la guerra e il panico e nelle notti su internet per cercare di capire cosa stesse accadendo e perchè a noi, sono arrivati i blog di chi stava percorrendo la stessa strada o l’aveva percorsa o non ce l’aveva fatta. Leggevo la notte, leggevo in sala d’attesa, leggevo in treno.Storie come la nostra,peggio della nostra ,migliori,risolte, ricominciate, così semplici e piene di speranza e di eroismi e di paura riconosciuta e esorcizzata che ora, a distanza di due anni, posso dire che sono state il mio vero sostegno psicologico, altra gente come noi, persone non malati.
Poi l’inizio della fine, le prime metastasi ed io che ,mi ripeto, non ho mai scritto, ho capito che stavolta se non mi fossi sfogata avrei dato di matto,e così è cominciata. Ed è cominciata contestualmente la ricerca di come preparare i bambini. Non ho trovato nulla che mi potesse aiutare in questo senso, però ho trovato la mia prima lettrice, una mamma ma anche un medico ,il suo primo commento è stato ” cazzo”.
Ora c’è lei, e la poetessa, la prof, o meglio le prof, quella che tutto quello che scrive vorrei averlo scritto io tranne le robe di economia,quello che potrebbe essere il mio compagno di classe per quanto abbiamo fatto le stesse cose, quella che ha fatto la stessa scelta della madre del condottiero e a cui auguro di cuore di non fare gli stessi sbagli, quella che sta male gli stessi giorni in cui sto male io, quello che legge gli stessi fumetti, quella che ama i miei stessi libri, quella che non ha un blog ma che legge i nostri e cita nei commenti uno o l’altro come se fossimo amici, quella di passaggio, il piacione buono,il mio amico lontano, santanna,quella che ha cambiato continente e quello che la butta in caciara, quello che scrive da paura.
E allora quando finalmente riesco a trovare un momento per me e sono sul divano
e vorrei spararmi una puntata di Grey’s Anatomy o giocare a Candy crush capita che senta che c’è qualcosa che mi manca e allora leggo uno di voi o scrivo e penso che in fondo ,in qualche modo c’è qualcuno a cui dirlo.

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30 thoughts on “Qualcuno a cui dirlo

  1. Sono latitante da un po’, ma ti leggo sempre dalla mail. Sono in una stanza d’albergo a Monaco e cerco di distrarmi da un dolore poco sopportabile e da pensieri insostenibili, colmi di perché, che non hanno risposta.
    Sapere che c’è qualcuno a cui dirlo è un porto dove fa bene all’anima rifugiarsi.
    Ti tengo nel mio cuore, raccolta in un abbraccio, perché a volte ci sono parole e altre volte no… e va bene così.

  2. pur leggendoti sempre, sono sempre stato frenato nel commentare i post che hanno riguardato la tua vicenda con il condottiero. ammetto di aver sempre preferito, forse sbagliando, il silenzio a parole inopportune. te lo dico adesso, a distanza di tempo, in risposta non implicita e confermativa di questo post di bellezza grande.
    sì, presente.
    (e, ammetto anche questo, sentendomi sdoganato in leggerezza dalla sempre grande efficacia linguistica dell’oxfordiano pellonico). 😛

    • Lo capisco, come ho detto seguo da anni i blog di persone che sono passate o passano per la stessa nostra vicenda, e non ce la faccio a commentare, uno in particolare, volevo tanto, aveva la stessa cosa del condottiero,è stato curato dalle stesse persone,lo ha seguito lo stesso giorno un anno dopo,aveva la metá dei suoi anni, era un eroe non sono riuscita a scrivergli neanche una parola.

    • Tu ,come avrai capito ,c’eri prima fai parte di quelli che mi hanno aiutato a capire, ad accompagnare a lottare e ad accettare insieme agli altri della blog terapia posso testimoniare che se scrivere ti ha aiutato ha aiutato moltissimo anche me e di riflesso il condottiero e quindi grazie

      • A dir la verità no, non avevo capito, cioè per forza di cose avevo capito che mi avevi letto ma che anch’io avessi dato un contributo in quel senso no. E la cosa mi commuove. Grazie a te.

  3. Ci sono. Sempre. A volte, come questa, e’ difficile trovare le parole. Incredibile l’aiuto che danno i blog alle nostre solitudini e ansie.

    • anche per me spesso è difficile trovare le parole,poi proprio da un blog arriva l’ispirazione (perchè parlava proprio di me) e allora le parole escono da sole, ma era tanto che volevo dirvelo.

  4. Io sono una di quelle di passaggio, in realtà passo spesso ma commento poco, però nella surrealtà (?) virtuale ti sento vicina, ho la presunzione di sapere quello che stai provando perchè l’ho provato anch’io. Sei brava, sei forte, ma che due palle essere forti!…. 😦

    • Sei passata spesso e hai commentato condividendo quello che tu stessa hai affrontato e affronti, che poi è quello che c’è ora ,il dopo.E anche la palla di essere forte e brava,come se ci fosse un’alternativa percorribile.

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