Della cattiveria

Dall’alto della mia attuale posizione di catalizzatore e rielaboratore di rogne mi autoproclamo saggio della montagna e rilancio il post precedente facendovi partecipi della mia personale definizione della cattiveria.
Non ho intenzione di parlare di Strafe e Cipresso, non sono cattivi, sono sociopatici e depressi.
non ho intenzione di parlare di Nonnodimerda, non è cattivo, Mengele non era cattivo era il male.Non ho neanche voglia di accanirmi sulle mamme psicotiche, alcune conducono esistenze che io stessa non invidio senza neppure le mie motivazioni, altre più semplicemente sono cretine (sulla cretineria o cretinaggine ci faremo un post a parte).
La cattiveria , nella mia mente, è quell’attitudine sociale che fa si che di fronte alla scelta tra fare una cosa utile e gentile tu ne faccia una inutile e scortese, e che questa scelta ti venga naturale.Illustrerò dunque questa definizione di rara profondità psicologica con degli esempi.
1) quelli che negli autobus si siedono sul posto dei disabili e ci restano inchiodati, ma anche quelli che di due posti affiancati scelgono quello esterno e poi si immergono in qualche attività talmente impegnativa da impedirgli di accorgersi che altri vorrebbero sedersi, e poi scendono al capolinea.
2)Abito a Roma da sempre e in tutta la mia vita non ho MAI visto mettere una multa per eccesso di velocità e qui pure le vecchiette vanno a ottanta all’ora nel centro storico, ma stamane ho visto una pattuglia di vigili e ausiliari del traffico fare una strage di multe alle macchine parcheggiate male davanti a una materna in un quartiere semipopolare durante l’ora di ingresso dei bambini.
3)il condottiero era in sala Tac, verso la fine io SOLA in sala d’attesa mi concedo un pianto, non gemiti e ululati ma lacrime, esce un medico mi guarda e fa “si dia un contegno”.

Ho incredibilmente finito, questo da una parte mi solleva e dall’altra mi fa pensare che sto perdendo la memoria, aggiungo solo un ultimo episodio di cattiveria, per altro involontaria e parzialmente autolesionista, l’ultima recentissima recita di Ciondolino esordiva così -“Nel lontano millenovecentosessantotto….”
Tocca a voi.

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14 thoughts on “Della cattiveria

    • non ti vergognare che non è la tua categoria ,è quella degli stronzi sarebbe stato uguale se avesse fatto l’avvocato,e ne avrebbe avuto ancor meno diritto (di fare lo stronzo intendo)

  1. Al punto 1, integro con quelli che sul posto disabili ci parcheggiano senza essere disabili. In un posto come quello dove abito io, che ci metti un’ora a girarlo a piedi (massimo) è cattiveria.
    Il medico è un uomo di merda. Che, con ogni probabilità, non hai idea di come ci si senta, sulla sedia di una sala d’attesa della sala TAC.

  2. Per il medico, vista la professione, chiamerei oculista con divaricatore oculare e paf! Uno sputazzo piazzato nel mezzo.

    Per la recita…fa effetto ma anche tanto ridere!!

  3. Aggiungo quelli che sanno che ci sono cose che ti fanno stare male e le fanno apposta, tipo la suocera della mia amica che le ha spruzzato sul balcone e in giardino dei pesticidi e lei è allergica, solo perché non vuole che le sue piante ornamentali abbiano le foglioline mangiate dagli insetti. Meglio una rosa sana che sua nuora viva, per dire, eh!
    Oppure quelli che dicono che le tue disgrazie di salute te le ha mandate Dio per incomprensibili e supposte colpe, tipo mia zia che quando seppe che mi ero ammalata disse a un’altra mia zia che quella era la punizione perché mio padre (secondo lei) l’aveva trattata male. Anche se questa la metterei pure nella categoria idiozia allo stato puro.
    Fortunatamente Dio ha altro da fare…

    • Eccoti!!! Mi stai fornendo materiale prezioso per il post sui cretini. E Dio lasciamolo ‘sta che pure io più di una volta mi sono sentita dire che non manda mai più disgrazie di quanto uno ne possa sopportare.

      • Uhhhhhhhh, guarda, temo che i cretini siano in numero maggiore ai cattivi e facciano anche più danni! Contro un cattivo puoi agire, contro un cretino no, perché la cretinaggine è spiazzante e non sente ragioni.

        Ieri alla cassa di un super, chiacchierando con la commessa sul cibo bio, s’intromette il cliente che viene subito dopo di noi dicendo: “Io non credo al biologico”. Stavo per rispondergli: “Nemmeno io, mica è una religione!” invece ho risposto educatamente con argomentazioni razionali. All’uscita il kamikaze mi ha detto che non devo sprecare parole con gente palesemente stupida convinta di avere sempre la verità in tasca, anche contro l’evidenza (pesticidi sì o no).
        A proposito, sempre la suocera della mia amica di cui sopra: coltiva l’orto per avere verdure genuine… e poi lo spruzza di ogni sorta di pesticida per evitare i soliti animaletti rosicchia foglie. Valle a spiegare che fa prima a prendere il cibo dal supermercato che è meno avvelenato del suo…

  4. il medico, a Ferrara, si sarebbe beccato un “mettitelo in cul* il contegno”. noi ferraresi siamo così, amiamo il tupiloquio… 😉
    sono cattivi anche quelli che potrebbero fare/dare/condividere ma preferiscono tenere per sé

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