Scusami mamma

Durante la malattia del condottiero , tra i miei patteggiamenti con Dio c’era anche “facci arrivare entrambi ai vent’anni di Casimira e poi fai come ti pare” visto che per la mia personale esperienza e le mie discutibili convinzioni perdere un genitore a vent’anni , o giù di lì, è qualcosa che riesci a controllare perché arriva in un momento della tua vita in cui comunque sei pieno di risorse, ti senti invulnerabile e il tuo slancio vitale è tale da contrastare anche le peggiori catastrofi.

Per me…

Poco prima che morisse mio padre,ho pensato spesso che avrei potuto fare a meno di lui, che se fosse morto non sarebbe stato poi così grave,d’altra parte pensavo anche che se fossi morta io non sarebbe stato poi ‘sto danno.

Ma mi hanno spiegato in seguito ,anche per lenire l’atroce senso di colpa che ho provato, che cullarsi e giocare con l’idea della morte è caratteristico dell’inizio dell’età adulta o meglio della fine dell’adolescenza, certo è che da allora non ho più giocato, mi sono limitata ad aspettare cercando di convivere con la paura. Un’altra cosa che credo di aver pensato è “fammi crescere i miei figli fino a quando avranno bisogno di me” sono sicura che questo è stato lo stesso pensiero di mia madre quando ha perso mio padre. Da allora sono passati venticinque anni e ancora non può riposarsi, il che non significa lasciarsi morire ma pensare che la sua assenza non sia una catastrofe,riposarsi dal peso della responsabilità della vita dei suoi figli.Mia madre da tre anni ormai è di nuovo in prima linea e io sono tornata ad essere inesorabilmente figlia,bisognosa, dipendente perchè a mia volta responsabile,e perchè da sola con il mio lavoro non ce la posso fare.

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5 thoughts on “Scusami mamma

  1. Da quando è morto mio padre, quella che vive nella condizione di pensare che la sua assenza sarebbe una catastrofe, sono io. E non parlo solo di mia figlia. E’ una questione che non posso più di tanto sviscerare sul blog, e forse me ne manca pure la voglia. Ma è così. E non esagero. Ed è la cosa che, giorno dopo giorno, più mi pesa e più mi affatica. Sai che io, mio padre, praticamente non l’ho pianto? Questa cosa l’ho parcheggiata lì, da qualche parte. Non me lo potevo, non me lo posso permettere. Però ho compreso ciò che mi ha detto una sera poche settimane prima di andarsene. ‘Mi dispiace. Per te.’ Aveva capito tutto. Come al solito

  2. I figli comunque ci riavvicinano alle nostre madri, rendendoci nuovamente dipendenti da loro. Per qualche anno, avendo solo la pupa, ho pensato di potercela fare esclusivamente con le babysitter. Grave errore. Adesso che da poco più di un anno c’è anche il pupo, alla bisogna mia madre corre (in treno) da me oppure glieli portiamo noi. E, povera donna, ha quasi ottant’anni. Lei e’ stanca ma felice e i bimbi sono raggianti. Ovvio che non e’ una cosa sistematica e le babysitter ci sono comunque. Ma lei c’è e anch’io, superata la diffidenza iniziale (ma si ricorderà come si fa?), sono più tranquilla. E’ amore puro x i suoi unici nipotini. Una bella responsabilità, certo, però ho assistito alla metamorfosi del gendarme, mio padre (dal Cielo) non la riconoscerebbe quasi più.
    Anch’io ogni giorno prego che possiamo vivere almeno finché i figli avranno vent’anni. Li abbiamo avuti tardi, io over 40. Questo pensiero accompagna le mie giornate, insieme al rimpianto di quanto mio padre sarebbe stato felice con loro. Non avevamo mai parlato di bambini, io ho sempre lavorato molto e mio marito aveva avuto un problema serio anni fa. Sono certa che intuiva le nostre tribolazioni.
    Scusa se mi sono dilungata.
    Resisti. Un abbraccio, Paola

    • Mi ha fatto molto piacere che tu sia dilungata anche perchè anche io non sono esattamente una mamma bambina e di conseguenza anche mia madre ha i suoi anni malgrado l’aspetto e la grinta di Sean Connery in Highlander.

      • ma quanto, quanto si pensa al minimo vivibile dovuto ai pargoli ? Succede solo a chi, come me, li ha avuti dopo i quaranta ? Dammi la forza di arrivare “almeno ai sessanta” è il mantra che mi risuona nella testa e che non so neanche bene a chi indirizzare…..sta di fatto che adesso ho anche una mamma di soli 77 anni malata di Alzheimer e un papà di 85 che la accudisce/sopporta meglio che può … il mio tempo sempre di corsa tra bambini e a nonni( a 60 km da casa mia ) e lavoro e casa …. mi sa che se ci arrivo, ai sessanta, non sarò al meglio.
        Ma leggere i vostri blog mi regala energia per tenere duro e per non lamentarmi troppo : grazie , un bacio grande Elena

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