Il telefono la tua voce

Da un paio di settimane Casimira sostiene frequenti e spesso animate conversazioni telefoniche.Prima il suo telefono era il telecomando scassato del lettore Dvd,da Pasqua una scatolina rettangolare rosa di hello kitty trovata nell’uovo. Alla domanda ” con chi parli Casimira? ” risponde inesorabilmente ” con papà” e vabbè. Ieri però mi ha chiesto ” perchè non mi risponde?” e io mi sono sentita raccontare un specie di favola su posti da cui si può sentire ma non rispondere collocati vagamente tra le stelle ma vicino casa, una specie di mischione cattoanimista franco sudamericano che probabilmente la farà finire in analisi ,più ci penso e più penso che non ce la posso fa.

Chi ha mamma non pianga!

Nata nel 1915 esattamente 97 anni prima della mia Casimira stesso giorno stesso mese,figlia di un medico proprietario terriero ricco abbastanza da lasciare tre figli maschi pieni di soldi e altre cinque figlie femmine con una rendita di gran lunga superiore allo stipendio dei loro benestanti mariti, sposata con ” dispensa papale” al cugino di primo grado per amore. Passata per due guerre,tre figli, due aborti,un cancro. La colonna della mia famiglia era alta un metro e cinquanta scarso, batteva mio nonno a braccio di ferro e tutto il resto del mondo a parole, era abituata ad avere cameriere,attendenti, mezzari,sarte, intendenti ai suoi ordini, nel senso letterale della parola, ma sapeva cucire e lavorare a maglia come la più esperta delle sue sarte,cucinava cose che francamente io non ho mai mangiato roba tanto buona, faceva la conserva di pomodoro e le marmellate per se, per i figli e per tutti e ventisette i nipoti di primo grado. Era una forza della natura e una delle persone che mi hanno dato più amore nella mia vita, lei religiosissima ha sempre accettato e sostenuto ogni mia scelta,di non cresimarmi, di non essere praticante , di non sposarmi, di convivere senza nessuna critica. Se ne è andata esattamente un anno fa ,stanca ,da tempo aspettava di raggiungere mio nonno, che a suo dire già da una decina di anni in sogno la sollecitava.Io non c’ero ,ero a Bologna a ricevere l’ennesimo verdetto negativo per il condottiero e non l’ho quasi pianta, non la piango neanche oggi ma spero tanto che come sempre abbia ragione lei.

Scusami mamma

Durante la malattia del condottiero , tra i miei patteggiamenti con Dio c’era anche “facci arrivare entrambi ai vent’anni di Casimira e poi fai come ti pare” visto che per la mia personale esperienza e le mie discutibili convinzioni perdere un genitore a vent’anni , o giù di lì, è qualcosa che riesci a controllare perché arriva in un momento della tua vita in cui comunque sei pieno di risorse, ti senti invulnerabile e il tuo slancio vitale è tale da contrastare anche le peggiori catastrofi.

Per me…

Poco prima che morisse mio padre,ho pensato spesso che avrei potuto fare a meno di lui, che se fosse morto non sarebbe stato poi così grave,d’altra parte pensavo anche che se fossi morta io non sarebbe stato poi ‘sto danno.

Ma mi hanno spiegato in seguito ,anche per lenire l’atroce senso di colpa che ho provato, che cullarsi e giocare con l’idea della morte è caratteristico dell’inizio dell’età adulta o meglio della fine dell’adolescenza, certo è che da allora non ho più giocato, mi sono limitata ad aspettare cercando di convivere con la paura. Un’altra cosa che credo di aver pensato è “fammi crescere i miei figli fino a quando avranno bisogno di me” sono sicura che questo è stato lo stesso pensiero di mia madre quando ha perso mio padre. Da allora sono passati venticinque anni e ancora non può riposarsi, il che non significa lasciarsi morire ma pensare che la sua assenza non sia una catastrofe,riposarsi dal peso della responsabilità della vita dei suoi figli.Mia madre da tre anni ormai è di nuovo in prima linea e io sono tornata ad essere inesorabilmente figlia,bisognosa, dipendente perchè a mia volta responsabile,e perchè da sola con il mio lavoro non ce la posso fare.