Eccoti la pelliccia, eccoti l’utero

Mi riallaccio a questo post http://iomemestessa.wordpress.com/2014/03/11/ginger-e-fred, al quale non ho nulla da aggiungere per mandarvi a quest’altro antipodico post http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/10/maternita-non-rinunciamo-alla-nostra-opportunita-piu-preziosa/907976/ che personalmente ho trovato “irritante”per dirlo alla maniera di Nonna Speranza,ma sociologicamente rappresentativo di una certa categoria di donne.
Queste tipe ,tragicamente prive di quella mai abbastanza lodata virtù che è l’autoironia, le trovi ovunque.
Al corso preparto che si guardano la pancia estasiate, mentre tu ti senti una balena.
In ospedale che allattano estasiate mentre tu hai le ragadi.
Dal pediatra che giocano estasiate col loro “ranocchietto” mentre tu pulisci barili di moccio.
A cena fuori (perchè si mettono sempre con uno dei tuoi amici o con tuo fratello) mentre parlano estasiate di maternità,allattamento e pediatra.
Una morte dei coglioni!
La cosa grave è che una che scrive:
ci si rende conto perché noi donne siamo state raramente citate nei libri di scuola: loro creavano regni, noi vita! Niente popodimeno che questo, Vita! cit. viene pubblicata sul Fatto Quotidiano non su Famiglia Cristiana.Sono sconfortata,finchè ci saranno donne così è giusto che ci siano uomini che pensano donna schiava, zitta e lava; questione di pari opportunità anche per i portatori sani di un solo neurone.
E poi figlia degli anni 70, cresciuta senza regole nella precarietà sentimentale e professionale dillo a tua sorella!

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24 thoughts on “Eccoti la pelliccia, eccoti l’utero

  1. Chiunque usi, in un contesto come quello, la parola niente popodimeno che, ha il grado di ironia di un ayatollah khomeinista. Debbo intendere che la strafe va intesa come parte efficiente e scoglionante della categoria? Oh, santa cleopatra…

  2. Mah, guarda, io ho considerato la gravidanza alla stregua di una spesa del sabato, lunga, defatigante e quasi necessaria. Son passati 14 anni e mezzo, la maternità è uno stato a volte assai désagréable. Le aspetto tutte, le stronze, i fila per due col resto di quattro. Poi i figli son figli, eh? Chi li tocca muore.

    • Per carità,i figli non si mettono in discussione ma vederli per quello che sono, altro da te, non l’opera della tua “potenza creatrice” che quest’articolo meriterebbe un pernacchione, se si potesse

      • Farò outing (a te che hai ancora i figli piccoli): vederli altro da te è la parte più difficile. A volte faccio fatica a credere (e accettare) che questa qua possa essere farina del mio sacco, nel bene o nel male. E più diventa adulta, più si sviluppa diversamente da me. Ma questa specie di “delusione” (che non è vera delusione, è… non lo so… stupore un po’ stizzito? dai, diciamo così…) dipende dal mio io ipertrofico. Sembra che sia normale e giusto che i figli vengano su diversi. Quando aveva quattro anni mi ha detto “Mamma, io ho la mia testa, ragiono a modo mio; non sono te, sono io”. Nel tempo me ne farò una ragione, come si dice!! E sarà sicuramente una farina da farci il pane. Quanto alle madri… mioddio… riprodursi le rende a volte avulse da sé. Io la mia potenza creatrice la riservo ad altre cose. Però sì, dal Fatto Quotidiano non me lo aspettavo… Prossima stazione: le vegane!!!
        P.S.: ti seguo con piacere e, per quel poco che serve, sappi che sono dalla tua.

    • Beh, se sei nata negli anni settanta, e sei cresciuta senza regole è facile che pure quelle lessicali ti sfuggano. Per me , che però sono del 69, di fronte a popodimeno partivano dei calci in culo di mia madre che levati! Benvenuta!

  3. Eccomi qua, la stronza che smette di lavorare alla nascita del primo figlio e che poi ne sforna altri due senza mai tornare a lavorare…(salvo saltuarie collaborazioni che hanno soltanto frustrato la sottoscritta, aprendo voragini di sensi di colpa).
    E’ stata una scelta? Si, ma sofferta. Io non mi riconosco in questo ruolo di solo mamma, odio quasi tutte le solo mamme che mi circondano. Pero’. Mio marito viaggia anche per tre settimane consecutive, torna 3 giorni e poi riparte….Vivendo all’estero non ho mai avuto nessun familiare vicino e per i miei figli i nonni e gli zii sono dei semi-sconosciuti. Dunque una scelta forzata, la mia. Certo mio marito avrebbe potuto rallentare/cambiare la sua carriera professionale, godersi e smazzarsi i pupi, e permettermi cosi’ di continuare a lavorare. Col gatto…. all’epoca io NON guadagnavo in un mese (lavorando 10 ore al giorno), quello che mio marito riusciva a guadagnare in una settimana…. Insomma, si puo’ ricondurre il tutto a niente popodimeno che il Denaro, che non e’ Vita, ma ‘sti cazzi. Ah gia’, niente popodimeno che in questo blog non si puo’ dire.

    • Carissima, in questo blog si può dire tutto, strafalcioni compresi, visto che il suo scopo precipuo è avere un angolino per sfogare dolori, frustrazioni ,per condividere e ricordare in futuro cose belle o che al momento ci sembrano importanti o degne di commento e, non ultimo, per un po’ di cazzeggio che una risata ci salverà.
      Per quel che vale, una scelta come la tua ,così estrema, mi sembra basata su un grandissimo amore ed una grandissima abnegazione, che non sono proprio caratteristici delle stronze.

  4. No, giusto per continuare a fare la prof.: “niente po’ po’ di meno” si può dire, a mio avviso, e pure scrivere. Niente “popodimeno”, a me, su un blog del Fatto Quotidiano, cioè sotto firma illustre di testata giornalistica, da vecchia insegnante che venera la BBC e rimpiange i tempi in cui la pubblicistica, scritta e on air, contribuiva a formare l’italiano standard, scritto e parlato, continua a fare un po’ impressione. Ché il “Popodimeno” lo metterei insieme al “Biro”, al “Rigo” (non musicale), e ad altre amenità che dovrei correggere pure nei miei colleghi, a scuola, con il Dodo a condividerne l’estinzione.

    • Tanto per continuare a fare la carogna non è che l’articolista in oggetto abbia ‘sto curriculum da accademico della crusca era Eva Bonelli nella fiction “vivere”, che per carità…però io un articolo di Ridge non me lo leggerei.

      • Hai ragione – però ecco, uno si aspetterebbe non da Eva Bonelli, ma dalla testata sotto i cui auspici tiene il blog un minimo di controllo. Altrimenti mi sfugge quale sia la differenza tra tenere un blog sul Fatto e uno su wp…
        E comunque, sì, anche io non mi leggerei un articolo di Ridge! 😉

      • Ahhh, scusate, sono sempre troppo indietro! Sarebbe come dire che melo e mela son la stessa cosa, per questi che sono così avanti.

      • Lessicalmente non è proprio lo stesso tipo di errore, ma ci siamo capiti. E il rigo anche anche, ma IL biro, nel senso di penna biro, è proprio uguale al dodo e, appunto, al popodimeno (tutti animali da penna, a mio avviso).

      • Ah! Il biro! No, ma questo non l’ho mai sentito, giuro! Massimo “il birro”, come il Neurologo usa definire il rappresentante delle forse dell’ordine. 🙂

      • Solo che essendo lui costantemente alterato da sostanze psicotrope, quando lo dice fa anche sganasciare dal ridere, cosa che il caro Alessandro, insomma, ecco. 🙂

      • Con tutti il rispetto come Neurologo come neurologo, per quanto riguarda il canone letterario, ecco aspetterei qualche altro lustro di codifica, prima di paragonarlo a Manzoni (e a chi pensa che non faccia [sor]ridere consiglio la lettura di certi capitoli dei PS ben spiegati, e senza pregiudizi).

  5. qui nella capitale usa parecchio: dammi le mano, aspetto gli auti, mettilo nella borza. Nonna Speranza (prof, di italiano e storia alle superiori) ci piangeva sui compiti in classe.

    • A me non viene da piangere sui compiti in classe, mai. Son lì per insegnare. Mi viene da piangere perché IL biro e IL rigo lo dicono i miei colleghi, che dicono anche “dettero” al posto di “diedero”, e non in conversazione tra noi, in classe mentre spiegano.

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