E non cè niente da capire

Io sono una vedova, ma che significa?
Per esempio significa svegliarsi il sabato mattina col sole che entra dalla finestra e illumina il ” lettone” i bambini che giocano con i gatti e pensare non è giusto.
Significa non provare nessun tipo di “gusto” a fare nulla, a mangiare nulla, a bere nulla a programmare nulla
Significa pensare ogni giorno potevo fare di più, potevo portarlo ad Huston, a Parigi, salcazzo dove.
Significa pensare se fosse toccato a me ? Sarebbe stato peggio o meglio per lui, per i bambini.
Significa andare al lavoro come se solo li fosse il posto ” giusto” dove stare mentre a casa mi sento perennemente inadeguata.
Ma è solo una parola e non significa nulla, io non sono quello che mi è accaduto e tranquilli mi è passata. C’ è il sole

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11 thoughts on “E non cè niente da capire

  1. Non è giusto, no, è vero. Non esiste un meglio o peggio, per i bambini. È solo ingiusto. Peró anche se ti senti soverchiata, so che stai facendo un buon lavoro con loro. Non c’è modo di non pensarci. Ma piano piano farà un pochino meno male.

    • Non c’è modo infatti c’è una specie di scimmietta appollaiata sulla spalla che ad ogni raggio di sole, ad ogni momento più ” leggero” mi sussurra ” è morto” .

  2. Odio questa parola: non sono io, non mi ci riconosco. Ogni modulo che compilo, ogni documento che mi chiede il mio stato civile me lo ricorda, ma io sento questo termine estraneo a me. Io sono io, sono la moglie di, o ero la moglie di, e basta.
    Abbraccio di buona domenica a te e ai bimbi

  3. Tu non sei quello che ti è capitato, è vero. Ed è ingiusto quello che è capitato a te e ai bambini. Ma non sentirti inadeguata. Tu sei una grande donna, perché hai affrontato e affronti tutto non risparmiandoti. Ti pare poco?

    • No ma, non lo dico per fare la modesta ma perchè è la cruda verità e chiunque sia o sia stato nella mia stessa situazione te lo potrà confermare , non c’è nessun merito nel fare l’unica cosa che puoi fare.

      • Non è l’unica cosa che puoi fare. Avresti potuto lasciarti andare, metterti in un angolo e piangere a oltranza, avresti potuto rannicchiarti nel tuo dolore e non volerne uscire, avresti potuto fare tante altre cose. Non è scontato che tu reagisca come stai reagendo e di questo ti si deve rendere atto.

        Non ho la tua mail, così ti posto qui la mia poesia preferita.

        SONETTO XCIV

        Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
        che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
        da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
        da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

        Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,
        non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
        non bussare al mio petto, sono assente.
        Vivi nella mia assenza come in una casa.

        È una casa sì grande l’assenza
        che entrerai in essa attraverso i muri
        e appenderai i quadri nell’aria.

        È una casa sì trasparente l’assenza
        che senza vita io ti vedrò vivere
        e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

        Pablo Neruda, Cento sonetti d’amore

  4. bellissima la poesia di Pablo Neruda. E quoto Ale in cio’ che ha detto…ne avresti potute fare tante altre di cose, tra cui la piu’ facile…abbandonarsi alla depressione senza cercare di reagire.

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