L’ora di religione

Siamo reduci da un natale in compagnia di deliziosi lontani parenti acquisiti semisconosciuti in un posto lontano e sperduto dove però Babbo natale è riuscito a trovare Ciondolino e Casimira. Commento di Ciondolino :”Vedi mamma anche se i miei amici non ci credono io a Babbo Natale ci credo, è su Dio che ho qualche dubbio”.

Mah diciamo che se c’è spero che abbia una giustificazione valida.

Definisci la parola amico

Gli amici…..
Gli amici sono quelli che a New York per lavoro girano per supermercati per trovarti le teglie per muffin e i pirottini per cup cake per la tua nuova carriera di non si sa bene cosa per bambini.
Gli amici sono quelli che fanno i regali di natale per te al posto tuo ora che non hai il tempo manco di lavarti i capelli e ti mandano le foto dei vari articoli per farteli scegliere.
Gli amici sono quelli che hanno sempre tempo per te e se non ce l’hanno se lo inventano e non si fanno scoraggiare dal fatto che si vede che sei assente e che ascolti metà di quello che dicono.
Gli amici si incazzano con te ma non dura mai più di una giornata.
Gli amici trovano un modo per farti sentire che ci sono,senza farti sentire in colpa se ora tu per loro non ci sei.
Grazie a tutti i miei amici, quelli di sempre,quelli più recenti, quelli virtuali.

Quando c’è vento fatti (una) canna

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In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.(cit.Wikipedia)
Ogni giorno penso ce la faremo, ogni sera mi dico che non ce la faccio, non ce la farò non si possono crescere due figli da sola, non si può delegare, non si può non decidere, non si può più dare la colpa a qualcun altro, non si può sbagliare.
Poi mi tranquillizzo: sono circondata da persone che mi vogliono bene, che mi stanno dimostrando affetto, I bambini sono meravigliosi, sono sereni non sarà difficile crescerli, non sono i primi.
Ogni giorno mi chiedo chi sono: la mamma che pensa solo ai propri figli, la donna che ha perso l’unico uomo che abbia mai amato, quella che deve lavorare e che si deve reinventare un modo di tirare il carretto senza dipendere dagli altri, la strega che vuole strappare i nipotini agli affezionatissimi nonni paterni.
Quando il condottiero ha fatto 40 anni gli ho regalato quest’anello.

La prova del cuoco

Potevo parlare di com’è stato ieri sera fare l’albero con i pargoli eccitatissimi e le canzoni di natale su youtube, o delle meravigliose conversazioni telefoniche che intercorrono tra me e Nonna Bambina e i di lei fratelli (uno stralcio dice” Vabbè ma a parte i quattrini da noi che vuoi?”).Ma non voglio istigare né al suicidio né all’omicidio quindi racconterò del mio ingresso nel fantastico mondo del catering copiando spudoratamente lo stile di un post che ho adorato e che ogni tanto rileggo pensando che c’è stato un periodo (oramai nel secolo scorso) in cui anche io ero così o almeno me lo credevo.
il catering era fissato per le 10 del mattino di sabato il countdown è partito alle 7 e 30 pm del martedì precedente.
Martedì le prime pizzette…
scena di me ,rilassatissima, che arrivo a casa e preparo il primo impasto, faccio cenare Casimira, e sempre rilassatissima, attendo che Amicasorella mi riconduca a casa Ciondolino e per ricambiarla la invito a cena e già che ci sono invito pure un amico suo che passava di lì per caso.
scena di me che controllo l’impasto e vedo che non lievita e lo rifaccio, senza accorgermi che è ampiamente oltrepassato il margine per preparare una cena edibile.
Scena del malcapitato amico che si presenta con vino e regalie per i pargoli e alla fine in quanto unico maschio maggiorenne paga anche le pizze a domicilio.
Scena di lui che controlla l’impasto e prepara l’emulsione d’olio, mentre io e Amicasorella mettiamo a letto i pargoli
Scena di tutti e tre che prepariamo le pizzette, poi le inforniamo. dieci minuti … e vabbè si è fatto tardi scendendo mi porti giù la spazzatura?
Mercoledì rustici…
L’esperienza insegna, quindi mentre l’impasto lievita e il forno si sta scaldando metto a letto i pupi. Mi risveglio di soprassalto a mezzanotte, ancora con la tachicardia preparo gli stramaledetti rustici sentendomi come il bambino del libro cuore che faceva i conti al posto del babbo la notte e poi si addormentava sul banco, e infatti la mattina successiva crollo davanti al computer.
Giovedì pizzette seconda infornata….
Oramai so cosa mi aspetta….
Scena di me che arrivo a casa, preparo l’impasto e contestualmente una moka da tre che mi sparo alle 7 di sera, faccio mangiare Casimira, poi Ciondolino di ritorno dai lupetti, li pigiamo e li metto a letto alle 9 e 30 in punto, inforno le pizzette alle 10 . Congelo tutto alle 10 e 30 e poi resto sveglia fino alle quattro del mattino con le extrasistole da caffè a vedere Downton Abbey in streaming.
Venerdì le crostate e i brownies….
Stavolta ho deciso di non stressarmi, i bimbi da nonna Speranza e io ho tutto il tempo, che ci vuole a fare le crostate? ne avrò fatte duemila e i brownies poi… macchedavvero? Prima però un goccino di vino con la mia nuova socia…dico solo che alle undici e mezza eravamo sfrante, sbronze e completamente glassate e ancora dovevemo fare la farcia per il profiterol. Ma vabbè andiamo a dormire che è tardi e domani…
Sabato il verdetto…
Mi sveglio alle sette da sola, in preda ad un misto di panico e disperazione e ansia da prestazione che non ho mai provato nella mia più che decennale carriera d’architetto, mi sembra che tutto quello che ho cucinato faccia schifo già vedo le faccine deluse, i piatti lasciati pieni, gli sguardi imbarazzati delle mamme, la piccola festeggiata con la vita segnata che racconta allo psicanalista che tutto cominciò davanti alla torta del suo quinto compleanno…Arriva la mia socia mi carica in macchina mi porta all’asilo in cui era la festa e di lì il buio … quattro ore chiusa nella cucina sottoterra che (culo fotonico!) era perfetta e fornita di ogni cosa compreso un abbattitore . Ho scaldato, farcito, composto, glassato, montato, riempito senza soluzione di continuità, ma alla fine è stato un successo, tutte le mamme tacco 12 presenti di fronte alla parola bio sono andate in solluchero, vista la consueta associazione bio-fatto di cruscapagliaerape, sembra che questo catering ne porti uno molto più interessante per prima di Natale e soprattutto mi hanno proposto di tenere un corso di “merende per bambini”.
Quindi segue….

I dolci ligth (dedicato alla mia portaerei )

E’ tutto il pomeriggio che ci ridiamo a studio e siccome l’atmosfera da queste parti è sempre piuttosto straziante condividiamo anche un po’ di cazzeggio. Nell’attuale semitragica situazione finanziaria in cui mi sono improvvisamente ritrovata, la mia prima reazione è stata di rispolverare un vecchio progetto che avevamo iniziato io e il condottiero e che è stato bruscamente accantonato per la sua malattia, organizzare catering per le feste dei bambini (ricchi). Nel frattempo una mia amica ha aperto un catering serio e quando io le ho proposto di aggiungere questa branca ha aderito entusiasticamente e per farla breve la settimana prossima abbiamo la prima festa da organizzare: io che, come si dice da noi, non riesco a tenermi un cecio in bocca da settimane ne parlo a chiunque dia anche lontanamente segno di starmi a sentire, e qui a studio ho sfranto i maroni a tutti con le mie ricette per dolci, merendine, pizzette, torte decorate e altre robe delle quali (essendo io l’unica madre del gruppo) non frega una ceppa a nessuno, ma siccome sono tutti molto gentili e premurosi ,pur di farmi distrarre si sorbettano descrizioni accurate di ingredienti ,discettazioni colte sui diversi tipi di zucchero e di farine, anatemi contro il lievito di birra e carmi in lode della pasta madre, una in particolare che prima di essermi collega è una mia amica e che per brevità chiameremo Santanna (e anche l’unica dei miei amici romani che mi legge) si è spinta oltre e mi ha incautamente chiesto la ricetta per fare la crostata senza burro.
Partiamo da dei semplici dogmatici assunti iniziali
1) i dolci ligth non esistono.
2) le cose molto buone fanno:
a) male
b) ingrassare
c) entrambe le cose
Una volta enunciati questi due principi cardine possiamo entrare nel merito della questione.
la mia ricetta per una frolla senza burro prevede la panna e l’olio di mais al posto del burro, l’uso della farina di mandorle in aggiunta a quella 00, l’uso dello zucchero di canna chiaro e di quello integrale passati al pestello al posto dello zucchero a velo.
Nell’interpretazione di Santanna la panna è diventata yogurt bianco magro, l’olio è diventato d’oliva, la farina di mandorle è sparita quella 00 è diventata 0 e allo zucchero di canna è stata aggiunta la stevia in breve la crostata è diventata una pizza (di fango del Camerun).
Va detto in onore della cuoca che ha subito ammesso che la crostata le era venuta uno schifo ma questo non l’ha salvata da un pomeriggio di prese per il culo. E questo mi da il la per porre un quesito ma perché ci si accanisce a voler rielaborare le ricette della tradizione (una tradizione che partendo dalla cena Trimalchionis per finire col Gattopardo si basa sull’uso di condimenti unti e bisunti ,strutto burro olio) per farle diventare ligth? Mangiamoci insalatine carote e legumi tutti i giorni e poi una tantum un bel pasticcio di maccheroni, lasagna, crostata, profiterol, panettone, sacher, cassata e chi più ne ha più ne metta che la vita è un mozzico…