Equi e Solidali

Ieri pomeriggio sono andata a prendere Ciondolino a scuola, gli avevo promesso che saremmo andati a vedere “Cattivissimo me 2”.Arrivo in anticipo, nell’orda di mamme all’entrata, e ne approfitto per salutare la maestra ,come da manuale della mamma lavoratrice con complessi di colpa, e chiederle notizie del mio pargolo. Nel mentre ,nel caos generale, si forma un capannello di voci allarmate, qualcuno si sente male. E’ un bambino? No fortunatamente (?) è solo una tata sudamericana , quindi tre quarti dei genitori presenti se ne va, i rimanenti ,me compresa, si fanno prendere dal panico perché è evidente che la donna a terra sta malissimo, prima sembra avere una crisi epilettica, poi smette di respirare. Nessuno sa cosa fare, tra le centinaia di persone nel cortile non c’è un medico, l’unica mamma che so che è infermiera oggi non c’è ,è venuto il papà che però comunque sa che fare si mette a terra e per gli interminabili 20 minuti che ci vogliono perché arrivi l’autoambulanza le pratica il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, da solo. Arriva l’ambulanza, la donna respira, la caricano , via.

Stamattina andiamo a scuola, incontro il rappresentante di classe e gli chiedo “ma è possibile che in un istituto con materna, elementari e medie non ci sia un presidio medico fisso?”  non mi dice “ma sei scema o ci fai?” perché è molto gentile, ma mi fa notare che se dobbiamo dare soldi per comprare la carta igienica è perché i tagli negli ultimi anni sono stati drastici. E se un bambino si fa male o si sente male? Il personale della scuola è addestrato al primo soccorso. Ok e allora perché ieri nessuno della scuola ha soccorso la donna per terra? Chiediamolo! Andiamo dalla preside e chiediamo. La risposta mi ha agghiacciato: il personale non è tenuto ad occuparsi di persone che non siano i bambini.

Io penso che si possa parlare di omissione di soccorso e che se ad andare per terra fosse stata una mamma “bianca” il personale se ne sarebbe occupato, io so che ieri almeno un centinaio di bambini ha visto “i grandi” impotenti se non indifferenti di fronte ad una persona che stava male, ma che tanto era una tata. E sta cosa mi fa schifo.

La tata adesso è in coma, se non ci fosse stato il papà sarebbe morta. Penso che mi iscriverò ad un corso per il primo soccorso.

 

 

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9 thoughts on “Equi e Solidali

  1. L’anno scorso di questo periodo: sono in auto con mia mamma, giornata freddissima e piovosa. Sulla circonvallazione della mia piccola cittadina le auto rallentano, scansano qualcosa per terra e procedono dritte. Mi accorgo con orrore che un gatto è stato appena investito e no, non era morto, era agonizzante per terra con un occhio fuori dall’orbita.
    Mi fermo immediatamente. Dirigo non so come il traffico. Chiamo i vigili che se ne fregano, la protezione animali che mi dice che devo chiamare i vigili che se ne fregano. Allora me ne frego anch’io della loro stupida burocrazia e chiamo disperata il mio veterinario perché venga subito e lui, che è una bravissima persona, accorre.
    Nel frattempo risa di scherno, gente che passa e dice: “tanto è morto”, sguardi compassionevoli o divertiti, fino al culmine, quando l’autista dello scuolabus, per fare manovra, decide di passare sopra il gatto ancora vivo. Mi metto in mezzo alla strada, tipo Gandalf contro il Balrog e gli intimo una specie di “Tu non puoi passare”, con un meno scenografico, ma non meno stentoreo: “Torna indietro”. Gliel’ho dovuto urlare tre volte, prima che si prendesse la briga di fare retromarcia e non schiacciare il gatto. I bambini guardavano dai finestrini.
    Tu dirai, che c’entra? Non voglio paragonare la storia del gatto a quella della signora. però lì per terra c’era un essere vivente che soffriva e tutti lì a guardare o a far finta di nulla, quando sarebbe bastato poco per intervenire. Che esempio diamo ai bambini? Le azioni contano più di mille parole. Una volta a casa, ho pianto, tantissimo, sconsolata, per l’indifferenza degli esseri umani e ho capito che chi non comprende la sofferenza è perché pensa che non gli capiterà mai e che è molto più comodo non sentirsi responsabili degli altri. Eppure, non si è responsabili solo quando è la legge a imporlo, si è responsabili per una legge interiore.
    Per fortuna coltivo sempre la speranza che esistano persone che non chiudono gli occhi, il cuore e non passano oltre, ma hanno la dignità di fermarsi e fare il possibile. Questo non significa essere eroi, significa essere umani.

    • Ho avuto l’impressione, che anche un gatto avrebbe ricevuto maggiori attenzioni, è quel sentimento di razzismo orrendo e strisciante che purtroppo riconosco per averlo provato mio malgrado di fronte ad alcune notizie o in alcune situazioni che ti fa valutare “meno grave” un incidente che coinvolge un extracomunitario.

  2. Quello che sto per dire non giustifica il menefreghismo di chi poteva almeno provare a fare qualcosa. I corsi di primo soccorso fatti agli insegnanti fanno pena, invece dovrebbero essere fatto seriamente. E anche ripetuti per non dimenticare tutte le nozioni spiegate che poi non si praticano e quindi si scordano. Se poi ci mettiamo il panico, una maestra non sarebbe proprio in grado di fare un bel niente. Ci vorrebbe un’ infermeria con un infermiera fissa, se non proprio in medico. Sarebbe l’ ideale.

  3. Io il corso di primo soccorso, per farlo, l’ho fatto. E anche più di una volta (è obbligatorio per legge sui luoghi di lavoro). Sulla carta saprei fare una rianimazione cardiopolmonare, nella realtà, più probabilmente, ti spaccherei un paio di costole, che non è così facile come sembra. Però in certi momenti provarci è meglio di niente. Non so se, dal punto di vista formale, la si possa considerare omissione di soccorso, è il fatto che questi abbiano pensato di non dover fare un cazzo che mi atterrisce. E non son nemmeno così sicura che con una mamma ‘bianca’ se ne sarebbero occupati. Il problema è che pensavano che non toccasse a loro. Come se soccorrere qualcuno fosse una pratica da sbrigare, al pari delle fotocopie o dei cessi da pulire. L’equazione del non è un bambino, ergo non faccio un cazzo discende da lì, ed è un sintomo della decadenza morale, ancor prima che materiale che ci circonda.

    • Esattamente quello che intendevo, la logica del ” non è una mia competenza”, portata all’estremo, e come dicevo ad Ale la netta sensazione che molti pensassero che in fondo stesse capitando qualcosa di “meno grave”, è stato uno schifo, alla fine le persone veramente allarmate saranno state un ventina.

  4. Sai che è successo giusto settimana scorsa? Che era la settimana europea per la sensibilizzazione all’arresto cardiaco. Che in ogni piazza sono stati organizzati corsi di primo soccorso (rianimazione cardiopolmonare) gratuiti per la popolazione, perchè l’88% dei soggetti che sperimentano un arresto non riceve rianimazione cardiopolmonare, anche in europa, anche se è facile e se la ricevessero nei primi minuti si salverebbero migliaia di vite. Bene, il mio ospedale organizza un pomeriggio per gli educatori dell’infanzia, ci sbattiamo a farlo sapere, io vado dalla direttrice della scuola elementare e le parlo del’iniziativa, la mando la locandina. Lei giura che diffonderà la notizia alle maestre. Il giorno prima di questo incotnro c’è la nostra riunione di classe, chiedo alla maestra se ha ricevuto l’invito e la locandina. Ovviamente cade dal pero. Allora mi do disponibibile a venire a scuola col manichino e a farglielo io, il corso, perchè non esiste che i bambini stiano in un posto dove se si ingozzano nessuno sa che cazzo fare. Eppure, è proprio così. Questa faccenda mi fa incazzare come una bestia. E se vuoi sapere quel che penso, anche ci fosse stata la mamma infermiera, non avrebbe forse saputo che fare: noi dobbiamo fare i corsi di bls (basic life support) a tutti gli infermieri dell’ospedale, e ti assicuro che la maggior parte delle volte il panorama è sconfortante. O che lavorano sull’emergenza, o che non cambia molto.

    • Vengo da una famiglia di medici ( e di avvocati, tanto per stare tranquilli), da quando il condottiero si è ammalato io , che veramente non ho mai mostrato la minima inclinazione per la professione (sono svenuta ad una lezione di meccanica dei fluidi nella quale si usava come esempio il sistema venoso), ho pensato più di una volta che è l’unico lavoro che avrebbe avuto senso fare insieme all’agricoltore e forse all’insegnante. Penso che l’obbligo morale di essere utili agli altri almeno nel momento del bisogno dovrebbe essere inculcato a forza in noi e nei nostri figli come lo era nei nostri nonni, sarà retorico ma chi non si ferma a soccorrere una persona che sta male si dovrebbe sentire una merda dovrebbe essere additato come se avesse cagato in pubblico.

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