Per dirla tutta

Mi è capitata una cosa che nella vita precedente avrei considerato una coincidenza assurda persino un po’ paranormale ma che negli ultimi tempi ho imparato a riconoscere come una delle meravigliose “stranezze” che fanno parte della mia vita (chissà quante me ne sono sfuggite o ho deliberatamente ignorato, troppo presa a guardare il mio orticello).
Va fatta una premessa. Quello che scrivo in questo blog rappresenta una parte di me in un periodo della mia vita, forse qualcuno che mi conosce, se mi leggesse, potrebbe confermare che quanto scrivo è abbastanza simile a come sono adesso, ma io non sono solo così.
Ho parecchi lati meno edificanti, sono spietata con chi giudico poco intelligente, sono parecchio aggressiva con chi si azzarda a mettermi in discussione come madre, e a volte mi chiedo se alla fine mi sarei comportata tanto diversamente da mio fratello se i ruoli si fossero invertiti. Uno degli episodi della mia vita di cui più mi vergogno risale a circa 15 anni fa, ero fresca di laurea ma lavoravo da 5 anni come disegnatrice per una “prestigiosa” enciclopedia d’arte, questo lavoro me ne aveva portato un altro fighissimo e pagatissimo per un museo, per farla breve mi sentivo ‘sto cazzo. In questa elegante disposizione di spirito mi trovai a collaborare con i miei ex colleghi dell’enciclopedia per un ulteriore lavoro per il museo. Erano tutti molto più grandi di me ed il lavoro doveva essere fatto al computer, io ero una giovane scheggia, loro (che avevano più o meno la mia età attuale) completamente incapaci ma molto motivati dal fatto che il lavoro era ben pagato e “tenevano famiglia”; uno di loro, il più “vecchio”, si dava da fare con commovente entusiasmo, scarsissimi risultati e conseguente mio intervento riparatore. Giunti a circa metà del lavoro il più piccolo dei suoi tre figli, tre anni, si ammalò di leucemia.
Vorrei raccontare che lo aiutai nel lavoro, che fui sollecita e interessata ma la realtà è che semplicemente me ne fregai, a volte ero anche infastidita dai suoi errori (fortunatamente non se ne accorse).Come ho già scritto sono passati tanti anni, il bambino è guarito e sta bene, il lavoro è stato consegnato, tutto è bene quel che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta. Ma…
Io nel frattempo ho avuto Ciondolino e Casimira, già questo mi ha permesso di intuire quanto possa essere stato disperato il mio collega. Poi si è ammalato il condottiero e il suo calvario è stato aggravato dalla presenza di tanti bambini ,anche più malconci di lui, con accanto genitori nei quali era praticamente impossibile non immedesimarsi. E chi ha sentito piangere di questo tipo di dolore un bambino non se lo scorda più. A questo punto l’idea di scusarmi per essere stata così deficiente stupidamente superficiale è diventata pressante, ma come? Non ci vediamo da anni, non abbiamo amici in comune, non lavora più nel suo vecchio studio e ,non ultimo, io sono strapresa dai miei cazzi (ancora una volta), non ho tempo, e poi che gli dico?
E ecco che stamattina l’ho incontrato, per strada, a Roma, mentre accompagnavo Ciondolino a scuola, ci siamo abbracciati, ci ha accompagnato per un tratto, non mi sono gettata ai suoi piedi per chiedergli scusa ma ho avuto la sicurezza che se lo avessi fatto mi avrebbe risposto “e di che?”.

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5 thoughts on “Per dirla tutta

  1. c’è un modo di dire che recita cosìi “te la suoni e te la canti”…quindi i casi sono due…o sei troppo severa con te stessa o sei una che si assolve molto facilmente…beh ma a me che cosa importa? Niente…però ho letto tutto d’un fiato il tuo post…ed è una bella storia…

  2. Me la canto, me la suono e poi te la racconto; così magari la metabolizzo non necessariamente per capire come sono o chi sono, e comunque sono molto molto severa con me stessa prima di assolvermi.:-)

  3. Già hai fatto molto all’epoca, probabilmente. Non si può sempre comprendere quel che gli altri provano, e lo si fa davvero quando lo si prova a nostra volta – è una dolorosa verità.

  4. Le cose della vita, belle o brutte che siano, trascorrono senza lasciare segni solo con chi non ha un’anima. Tutti gli altri ne vengono modificati di conseguenza. Alcuni diventano persone migliori (più empatiche, più sollecite) ed altre peggiori (ritenendo che il mondo vada punito per quanto accaduto loro). La maternità e le successive esperienze ti hanno senz’altro cambiata, però, per certo, nonostante il ricordo che hai di te stessa non sia precisamente eccelso, non credo che tu sia stata poi così pessima, altrimenti anzichè abbracciarti avrebbe semplicemente tirato dritto.

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