Quello che so e quello che non so (pausa autoreferenziale)

So sfruttare al meglio gli spazi del tuo appartamento in modo da farci entrare più cose possibile o almeno quelle che realmente desideri avere.

So farlo in modo che per entrare in bagno tu non debba chiudere la porta dell’armadio o passare per la cucina.

So fare in modo che quando tu entri in una stanza l’interruttore non sia dietro la porta o dietro un armadio, che quando apri il rubinetto  esca l’acqua , che i pensili della cucina siano accessibili anche se non sei una pallavolista.

So passare ore ed ore sia all’ikea che da roche bobois, per decidere di comprare un cuscino invece che un divano.

So cambiare l’efficienza energetica del tuo appartamento per farti spendere meno.

Ma….

Non so intuire che quando dici color ocra per il soggiorno in realtà vuoi dire indaco.

Non so risolvere i tuoi problemi di coppia e soprattutto non intendo accollarmene la responsabilità, e no non credo siano dovuti esclusivamente alla posa delle piastrelle del bagno.

Non so trasformare una camera di 11 metri quadri con una finestra in due stanze con bagno passante tutti e tre finestrati, senza farti andare in galera ed essere radiata dall’albo.

Non so considerare seriamente i pareri di : cugino diciottenne geometra, zio novantenne perito industriale, muratore età indefinita ex sarto in romania, mamma settantenne casalinga sull’opportunità di abbattere un muro portante.

E soprattutto….

Non so stare otto ore filate con quattro belve scatenate per cercare di fargli fare un plastico per la scuola senza rischiare di ucciderli!

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P.S.

Per chi si fosse chiesto “vabbè però pure te, una volta visto che l’ambulanza era stata chiamata, che il papà stava facendo la rianimazione, che sostanzialmente non potevi fare  una mazza in quanto inetta, perché non hai preso Ciondolino e avete fatto come baglioni?” Perché mamma passivo aggressiva sfoggiando un’aria da sufraggetta psicologa preoccupata di possibili traumi infantili, ha portato via con se la bambina figlia del papà rianimatore e se ne è andata ancheggiando sul suo tacco 12 dicendomi “Cara avverti tu Antonio che Caterina è con me?” E così Ciondolino ed io siamo rimasti .

Equi e Solidali

Ieri pomeriggio sono andata a prendere Ciondolino a scuola, gli avevo promesso che saremmo andati a vedere “Cattivissimo me 2”.Arrivo in anticipo, nell’orda di mamme all’entrata, e ne approfitto per salutare la maestra ,come da manuale della mamma lavoratrice con complessi di colpa, e chiederle notizie del mio pargolo. Nel mentre ,nel caos generale, si forma un capannello di voci allarmate, qualcuno si sente male. E’ un bambino? No fortunatamente (?) è solo una tata sudamericana , quindi tre quarti dei genitori presenti se ne va, i rimanenti ,me compresa, si fanno prendere dal panico perché è evidente che la donna a terra sta malissimo, prima sembra avere una crisi epilettica, poi smette di respirare. Nessuno sa cosa fare, tra le centinaia di persone nel cortile non c’è un medico, l’unica mamma che so che è infermiera oggi non c’è ,è venuto il papà che però comunque sa che fare si mette a terra e per gli interminabili 20 minuti che ci vogliono perché arrivi l’autoambulanza le pratica il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, da solo. Arriva l’ambulanza, la donna respira, la caricano , via.

Stamattina andiamo a scuola, incontro il rappresentante di classe e gli chiedo “ma è possibile che in un istituto con materna, elementari e medie non ci sia un presidio medico fisso?”  non mi dice “ma sei scema o ci fai?” perché è molto gentile, ma mi fa notare che se dobbiamo dare soldi per comprare la carta igienica è perché i tagli negli ultimi anni sono stati drastici. E se un bambino si fa male o si sente male? Il personale della scuola è addestrato al primo soccorso. Ok e allora perché ieri nessuno della scuola ha soccorso la donna per terra? Chiediamolo! Andiamo dalla preside e chiediamo. La risposta mi ha agghiacciato: il personale non è tenuto ad occuparsi di persone che non siano i bambini.

Io penso che si possa parlare di omissione di soccorso e che se ad andare per terra fosse stata una mamma “bianca” il personale se ne sarebbe occupato, io so che ieri almeno un centinaio di bambini ha visto “i grandi” impotenti se non indifferenti di fronte ad una persona che stava male, ma che tanto era una tata. E sta cosa mi fa schifo.

La tata adesso è in coma, se non ci fosse stato il papà sarebbe morta. Penso che mi iscriverò ad un corso per il primo soccorso.

 

 

Una piccola storia ignobile

Come avevo già accennato quello che mi stronca è il fuoco amico, e per fuoco amico non intendo le battute infelici o la pochezza del “padre” del condottiero, né le “defaillances” di Nonna Bambina, né i comportamenti evasivi di alcuni (pochi) amici.Queste sono cose che c’erano anche prima e che ora mi lasciano totalmente fredda tuttalpiù mi rompono le palle, perché reagisco (eccome se reagisco, pure parecchio violentemente) e i “chiarimenti” di solito non cambiano nulla, ma sticazzi e si passa oltre!
Il fuoco amico è sostanzialmente mio fratello, con le sue inopportune tardive rivendicazioni nei confronti miei e soprattutto di nostra madre, che ci ama e ci ha SEMPRE amati entrambi tantissimo, ma oltre a lui ogni tanto arriva un attacco esterno che mi coglie completamente impreparata.
Il peggiore è arrivato dal medico dell’assistenza domiciliare (Cure palliative) ed è stato totalmente inaspettato.
Quando a Bologna mi dissero che avrei dovuto allertare un Hospice per la terapia del dolore io,completamente intronata dalla valanga di notizie di merda, non chiesi “che minkia è?” In modo da essere preparata ,ma solerte chiamai il medico di famiglia a Roma e fissai subito un appuntamento non appena fossi rientrata.
Qui va fatta una precisazione, il condottiero non vuole sapere come stanno le cose, vuole sentirlo da me, per avere un’idea chiara della situazione basterebbe che si leggesse il referto dell’ultima Tac e non l’ha mai fatto ,l’ha data a me e mi ha chiesto “cosa c’è scritto?” e io ho detto quello che mi sembrava giusto poi ho parlato con i medici che l’hanno curato finora e mi hanno assecondato, io non ho codici deontologici da rispettare me la vedrò con la mia coscienza ma sono convinta che l’eccesso di informazione nel nostro caso possa fare solo peggio.
Forte (?) di questa decisione mi sono recata all’appuntamento nell’hospice in compagnia di un’amica che purtroppo già conosceva l’associazione. Siamo state accolte da due operatori che ci hanno spiegato che cosa avrebbero fatto per noi tutti (sottolineo tutti perché hanno insistito sul sostegno a tutta la famiglia) io ,da parte mia, ho messo come conditio sine qua non che al condottiero non venissero date informazioni aggiuntive a quelle che già aveva se non su sua esplicita richiesta , certo non c’è problema.Dopo un paio di giorni sono stata contattata dal medico del team per il primo appuntamento ho ribadito la mia richiesta e sono stata rassicurata , allora ho spiegato al condottiero che sarebbero venuti medici ed infermieri per la terapia del dolore e lui ,che dopo la prima operazione alla gamba è stato a lungo senza poter camminare e che quindi ha già usufruito dell’assistenza domiciliare, non si è allarmato più di tanto.
All’appuntamento si sono presentati in tre, un medico, un’infermiera ed un operatrice sanitaria. La prima cosa che ha fatto il medico entrando mi ha chiesto di vedere la tac, premetto che io avevo consegnato una copia di tutto il giorno del colloquio, sudando freddo gli do il referto.
Lui ,vedendo il panico, non commenta ma dice al condottiero ” ma come fai a stare ancora in piedi?” Fico eh? Vabbè grazie al cielo la maledetta visita finisce con grande disappunto del medico che scopre che il condottiero non solo sta in piedi ma va anche in bici, sta facendo una chemio orale e insieme anche la cura del vischio.
‘Sta cosa non so perchè lo fa incazzare e alla seconda visita (che visto che loro arrivano quando gli pare avviene in mia assenza) spiega che loro prendono in carico ” solo i malati terminali” e che il fatto che lui si stia ancora curando è fuori dalle regole. Quando torno a casa il condottiero mi racconta di questa edificante conversazione e mi chiede spiegazioni io ,con la faccia di bronzo che due anni di batoste mi hanno donato, raffazzono una supercazzola, sorrido, ceniamo.
Dopodiché mi chiudo in bagno e telefono al medico ,incazzata come un’ape lo ammetto,e gli chiedo il perché di questa uscita. La risposta la cito testualmente ” Cosa credi che tuo marito sia un cretino? Credi che non abbia capito?”. Io vorrei saper raccontare quanto questa frase mi abbia fatto stare male, come abbia dovuto ricorrere a risorse che non ho più per dirmi che una persona che ci ha visto in tutto due ore non può assolutamente sapere come sono le cose ,che non ci conosce, che non capisce un cazzo , fatto sta che lo diffido a presentarsi di nuovo a casa nostra finchè non ho chiara la posizione dell’associazione.
Nuovo appuntamento,stavolta col responsabile sanitario, nuove rassicurazioni, scuse. Fino a giovedì scorso.
Siccome il condottiero ,a dispetto dell’evidenza medica ,continua a camminare e deve fare le analisi del sangue ogni due giorni giovedì siamo andati a farle. Caso ha voluto che il team, sempre senza preavviso, sia passato e non lo abbia trovato a morire così come da precise indicazioni terapeutiche. Da li il delirio, telefonata isterica del medico che ci dice: “mica potete fare come vi pare” (manco fossimo andati all’ikea) ” mi trattate come l’ultima ruota del carro ,non mi è mai capitata una come te (stronza?)” lo sai che seguo un bambino di otto anni che sta morendo?” Sono rimasta di sasso, contrariamente alla coattaggine che mi sale quando mi aggrediscono, non mi sono neanche incazzata gli ho semplicemente detto che non era il caso che si occupasse più di noi anzi ,da profana, doveva cercare qualcuno che aiutasse lui. Poi ho chiamato il responsabile e gli ho chiesto se ,dati i miei contrasti col dottore, era possibile che qualcun’altro ci seguisse dopodichè ho cominciato a piangere ,vergognandomi un sacco. Detto fatto ora c’è una dottoressa che per ora si limita a visitare il condottiero. E vorrei poter dire che è acqua passata ma veramente ogni giorno mi chiedo cosa ho fatto per farlo incazzare così.

Oggi mi sento bene

Mi telefona mentre lavoro e questo già è strano, di solito è in coma fino al pomeriggio, parliamo di gestione nani e gatti, chi prende Ciondolino, chi porta ai lupetti, chi compra il latte. Ma qualcosa rimane sospeso, non riattacca e lui di solito è laconico fino al mutismo. Poi la butta là: “In realtà volevo dirti che oggi mi sento bene!”. Vorrei dirgli che sono felice e lo dico e lo sono; ma suona forzato, la verità è che ho paura.

Per dirla tutta

Mi è capitata una cosa che nella vita precedente avrei considerato una coincidenza assurda persino un po’ paranormale ma che negli ultimi tempi ho imparato a riconoscere come una delle meravigliose “stranezze” che fanno parte della mia vita (chissà quante me ne sono sfuggite o ho deliberatamente ignorato, troppo presa a guardare il mio orticello).
Va fatta una premessa. Quello che scrivo in questo blog rappresenta una parte di me in un periodo della mia vita, forse qualcuno che mi conosce, se mi leggesse, potrebbe confermare che quanto scrivo è abbastanza simile a come sono adesso, ma io non sono solo così.
Ho parecchi lati meno edificanti, sono spietata con chi giudico poco intelligente, sono parecchio aggressiva con chi si azzarda a mettermi in discussione come madre, e a volte mi chiedo se alla fine mi sarei comportata tanto diversamente da mio fratello se i ruoli si fossero invertiti. Uno degli episodi della mia vita di cui più mi vergogno risale a circa 15 anni fa, ero fresca di laurea ma lavoravo da 5 anni come disegnatrice per una “prestigiosa” enciclopedia d’arte, questo lavoro me ne aveva portato un altro fighissimo e pagatissimo per un museo, per farla breve mi sentivo ‘sto cazzo. In questa elegante disposizione di spirito mi trovai a collaborare con i miei ex colleghi dell’enciclopedia per un ulteriore lavoro per il museo. Erano tutti molto più grandi di me ed il lavoro doveva essere fatto al computer, io ero una giovane scheggia, loro (che avevano più o meno la mia età attuale) completamente incapaci ma molto motivati dal fatto che il lavoro era ben pagato e “tenevano famiglia”; uno di loro, il più “vecchio”, si dava da fare con commovente entusiasmo, scarsissimi risultati e conseguente mio intervento riparatore. Giunti a circa metà del lavoro il più piccolo dei suoi tre figli, tre anni, si ammalò di leucemia.
Vorrei raccontare che lo aiutai nel lavoro, che fui sollecita e interessata ma la realtà è che semplicemente me ne fregai, a volte ero anche infastidita dai suoi errori (fortunatamente non se ne accorse).Come ho già scritto sono passati tanti anni, il bambino è guarito e sta bene, il lavoro è stato consegnato, tutto è bene quel che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta. Ma…
Io nel frattempo ho avuto Ciondolino e Casimira, già questo mi ha permesso di intuire quanto possa essere stato disperato il mio collega. Poi si è ammalato il condottiero e il suo calvario è stato aggravato dalla presenza di tanti bambini ,anche più malconci di lui, con accanto genitori nei quali era praticamente impossibile non immedesimarsi. E chi ha sentito piangere di questo tipo di dolore un bambino non se lo scorda più. A questo punto l’idea di scusarmi per essere stata così deficiente stupidamente superficiale è diventata pressante, ma come? Non ci vediamo da anni, non abbiamo amici in comune, non lavora più nel suo vecchio studio e ,non ultimo, io sono strapresa dai miei cazzi (ancora una volta), non ho tempo, e poi che gli dico?
E ecco che stamattina l’ho incontrato, per strada, a Roma, mentre accompagnavo Ciondolino a scuola, ci siamo abbracciati, ci ha accompagnato per un tratto, non mi sono gettata ai suoi piedi per chiedergli scusa ma ho avuto la sicurezza che se lo avessi fatto mi avrebbe risposto “e di che?”.

La vita è adesso

La scorsa è stata una settimana parecchio faticosa, per usare un eufemismo, culminata in un fine settimana di merda. Qualche cosa cercherò di raccontarla, per non dimenticare, perché ci sono stati dei momenti anche molto intensi; qualche altra devo rimuoverla per cercare di non farmi indebolire inutilmente, un lavoro di cernita un po’ complesso. Nel frattempo stamattina ho incontrato virtualmente lei (https://widepeak.wordpress.com/) e mi sono sentita insieme malissimo e benissimo.
Malissimo perché quando il condottiero sta male penso ” non voglio che soffra neanche un minuto, non voglio che stia male, non voglio che abbia paura, non voglio che si senta solo, alla fine meglio subito, mentre dorme ecc.” e lei mi ha fatto capire che è umano pensarlo ma sbagliato.
Benissimo perché appena sta un po’ meglio penso” ci sono ancora momenti bellissimi da passare insieme anche solo a guardare i gatti giocare, Ciondolino fare i compiti, Casimira che gioca, il sole , un bel film, e poi che ne sai magari…” e li mi blocco perché la speranza adesso è la cosa che mi fa più paura. E lei mi conferma che c’è ancora tantissima vita in ogni minuto che resta che siano miliardi o centinaia non c’è da sprecarne nemmeno uno, senza troppa paura, senza cercare di anticipare.
Grazie Wide.